Esino Lario, l’Isen celtico di Tolkien

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Il 3 luglio 2024 l’Uniter della Valsassina ha organizzato un incontro con Elio Spada su: “Tolkien si è fermato a Esino”, con l’introduzione storica del presidente Enrico Baroncelli. Pare che la saga del “Signore degli anelli” di Ronald Reuel Tolkien, laureato in lingua norrena nel 1915, scrittore e grande conoscitore di lingue antiche, sia stata forgiata nelle fucine, descritte come bocche di fuoco, tra i boschi macchiati dal maggiociondolo di Esino Lario.

Secondo lo studioso Elio Spada, documentazioni e ricerche attestano che Esino Lario è stato una colonia celtica da tempi immemorabili, forse la più importante della Lombardia, che risale a circa 3000 anni a.C.
Esino (in dialetto Isen) è un termine indoeuropeo che ha radici celtiche, da Hesus il nome del dio dei celti padrone dell’acqua e del fuoco, è un idronimo e onomatopeico, usato in Europa e in Italia: nelle Marche si trova il fiume Esino che riceve le acque dell’Esinante, poi c’è Isernia, e in Calabria scorre l’Isai.

Is, Es, Ais sono le radici di molte parole della cultura celtica presente in Esino. I celti di Esino ricavavano il ferro dalle miniere presso Agueglio e lo forgiavano. Inoltre commerciavano il sale, detto sal, da cui Salisburgo lungo la linea delle Alpi. “A sal” dicono ancora i giovani e i vecchi di Esino per indicare una piazzetta del borgo. Nella necropoli del paese si sono trovate cesoie celtiche per tosare le pecore che denotano come la tecnologia avanzata dei celti sia rimasta immutata nel corso dei secoli.

I celti rispettavano gli alberi, li veneravano, così nella narrazione di Tolkien non poteva mancare la battaglia degli alberi, ossia gli alberi che combattono con gli uomini contro i mostri e il male…La narrazione popolare di Esino racconta che dopo il tramonto sulle forche degli alberi si siedano le streghe a filare la lana, in particolare ent ai nus…per evitare che la gente esca di casa e faccia brutti incontri.

Il primo volume dell’opera di Tolkien, le Due Torri, racconta del fiume Isen e descrive Isengard come la torre del mago cattivo. Poi cita Ortanella, ort in celtico significa verticale. Del resto chi è di Esino sa che per raggiungere Ortanella “se pase jo da Lave, Ontragno, e pè su…da la val d’Isen” sino a vedere gli occhietti azzurri del cielo tra i noccioli di Ortanella…
Mi rivolgo ai ragazzi di Isen affinché non dimentichino l’essenza del nome e non ricordino solo il nome.

Maria Francesca Magni

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